Giovedì 11 Gennaio 2018- ore 15,00- sala civica di Vago

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Storia dei cimbri veronesi
prof. Giancarlo Volpato

Viene chiamato Cimbro quel popolo che, nel 1287, con il vescovo Bartolomeo Della Scala, proprietario di territori della Lessinia, ebbe il permesso di risiedervi con l’obbligo di “runcare” la terra, cioè dissodare e rendere fertile. Provenienti dalla Baviera e, in parte minore, dalla Bassa Sassonia, a causa di difficoltà colà pervenute, quei boscaioli s’installarono nella zona di Roverè Veronese (allora Roburedum Velli). Furono fedeli servitori dei Della Scala, dei Visconti e, poi, della Repubblica della Serenissima. Costituirono contrade, luoghi, territori (“I Tredici Comuni della Montagna Alta del Carbon”): da qui l’onomastica, la toponomastica, alcuni usi e costumi, il folklore, le saghe, ecc. Non vi sono documenti scritti in cimbro sino al ‘700: segno della probabile incapacità di leggere e scrivere. Nella seconda metà del ‘500 iniziò la diaspora: a poco a poco – per difficoltà economiche, coprattutto – essi si spinsero più a Sud e già alla metà del 1400, apparvero i primi segni della loro presenza a Giazza. Ma la ragione maggiore della diaspora furono i matrimoni con donne non cimbre.Ora questa minoranza è assai poco presente nella sua integrità; persistono: onomastica, toponomastica, qualche saga. Pochissimi i parlanti.

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