Giovedì 18 Gennaio 2018- ore 15.00 -sala civica di Vago

TRA STORIA E CRONACA_MG_8189_DxO_DxO
Silvano Dal Ben ed il giallo di Otzi
La mummia di Similaun
prof. Giuseppe Corrà

Il maresciallo della Finanza Silvano Dal Ben, deceduto il 26 settembre 2014, è stato l’uomo che, grazie alla propria competenza e conoscenza dei luoghi in cui venne trovata la cosiddetta “Mummia del Similaun”, (Ötzi, più familiarmente), è riuscito a far tornare in Italia questo importantissimo reperto preistorico a cui Bolzano ha dedicato un piano completo nel nuovo Museo Archeologico dell’Alto Adige. Ma non è stata facile la battaglia innescata da questo veronese per giungere al riconoscimento della “italianità” dell’antenato venuto dal ghiaccio. Dal Ben, originario di Rovere, all’epoca del ritrovamento (il 21 settembre del 1971) era comandante della stazione del Soccorso alpino di Certosa in val Senales. Ai suoi finanzieri spettava anche il controllo di una parte dei confini nazionali. Le sue certezze che la tomba di Ötzi era in territorio italiano andavano, infatti, a cozzare contro la frettolosa decisione con cui i Carabinieri del luogo avevano demandato alla Gendarmeria austriaca le indagini su quel ritrovamento denunciato dai coniugi Erika e Helmut Simon di Norimbergaal gestore del rifugio Vent in Val Senales. Ma, alla fine, gli stessi cartografi austriaci, saliti sulla montagna per certificare i fatti, grazie alle loro triangolazioni dalle piastre di confine, gli dovettero dar ragione: Ötzi aveva dormito per secoli in territorio italiano per 92 metri e sessanta centimetri rispetto al confine di Stato. Però, anche dopo questo riconoscimento ufficiale, le autorità austriache non mollarono in fretta la loro preziosa preda. E ci vollero quasi sette anni prima che tutti i reperti legati alla scoperta giungessero a Bolzano: era il 16 gennaio 1998. Il 17 giugno del 2003, a nome di tutta la comunità locale di Bolzano, Silvano Dal Ben ricevette un encomio solenne ed un omaggio della Provincia autonoma alla presenza del suo presidente Luis Durnwalder e del vice Michele Di Puppo e degli alti gradi della Finanza. “Lei suggerì quella nuova misurazione – disse allora Durnwalder rivolto al maresciallo – consegnando di fatto alla comunità altoatesina una testimonianza storica preziosissima. Lei ha contribuito a conservare qualcosa di bello e di storico, un reperto di importanza mondiale che ogni anno registra la visita di oltre 300mila persone”.

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